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Full text of "Pio Nono e Roma l’otto settembre 1846"

V 




IMPRIMATUR 

Fr. S. Pallavicino Vie. Gen. S. 0. 



Imprimatur Can. Casoni C. E, 




uesto giorno che aggiugne una nuova gloria alla 
città eterna, un novello trionfo a quel Sommo Pio che 
in sì poco tempo empiva di meraviglia e di espettazione 
tutto 1' orbe cattolico , questo giorno sospirato da tutti i 
cuori , vagheggiato da tutte le fantasie è pur giunto ! — 
E bastò solo il sapere che l' Augusto Pio avrebbe nell' otto 
di Settembre seguito 1' esempio de' suoi Predecessori recan- 
dosi nelle ore antimeridiane con altissimo treno alla chie- 
sa sacra alla Natività di Maria, che prende nome dalla 
piazza del popolo ov' è posta, perchè il generoso popolo 
di Roma tutto si vedesse abbandonato alla magnanima idea 
di festeggiare come più sapesse e potesse il passaggio 
dell' Immortale Gerarca per la prima strada della città. 
Né certo poteva più opportunamente prestarsi al voto uni- 
versale la circostanza di luogo , perocché 1' adorato Sovra- 
no movendo dalla residenza del Quirinale doveva percor- 
rere la bella via del Corso attraversando la dominante 
nella parte più splendida e popolata. Ben presto la fama 
di quanto qui si preparava inondò le provincie , ed ecco 
un venire sollecito da tutti i punti dello Stato, sudditi vi- 
vamente affezionati al Padre comune , che , conviene pur 



/ 



% 

dirlo ad onore del vero , hanno anch' essi non poco con- 
tribuito ad accrescere la pompa di questo giorno. 

Chi pertanto nelle prime ore di questa mattina da piaz- 
za di Venezia guardava lo stradale del Corso vedeva uno 
spettacolo atto ad inebbriare di gioia lo spirito e a tra- 
sportarlo a quanto di sorprendente e di abbagliante può 
presentare il buon gusto , lo sfarzo e la magnificenza di una 
prima capitale d'Europa. La carreggiata dell' intero Corso 
era chiusa da due linee di pali colorati , posti a distanza 
di pochi passi l'uno dall' altro e sormontati da due ban- 
diere pontificie, avente ognuna il motto — VIVA. PIO IX — 
e incrocicchiate a modo da combinare nel loro insieme 
due meandri che l'occhio preso da nuova ammirazione 
seguir poteva per lunghissimo tratto e pressoché in tutta 
la intera linea del Corso. Le bandiere erano sormontate da 
corone di alloro, e da un ramo di ulivo 3 una simile corona 
le congiungeva mediante un nastro coi colori Pontifici. I 
due marciapiedi ingombri da palchi e da sedie lasciavano 
un passaggio angusto sì ma regolare. Ricchi tappeti pen- 
devano da ogni finestra e spessi festoni di fiori e corone 
di lauro adornavano in varii modi la strada senza inter- 
rompere la simmetria delle bandiere, formando anzi un tutto 
armonico e regolare che al certo non è dato vedere in 
altri benché decantati spettacoli. Gli stemmi pontificii e 
gentilizi di Casa Mastai, i motti, e i simboli alludenti 
o all'Augusta Persona di Sua Santità o alle di Lui gesta 
gloriose, benché innumerevoli, parlavano senza distrarlo 
con accenti di forte e copiosa eloquenza al cuore dell' am« 
miratore. Ad una meraviglia, nuova meraviglia succedeva 
e sarebbe ben lungo il descrivere paratamente tutti que' 
luoghi che più attraevano 1' attenzione dell' attonito pas- 
saggiero. A piazza di Sciarra il Casino ove a lieta ed one- 



5 

sta ricreazione si raduna il fiore della gioventù romana 
mostrava uno sfoggio ben degno di que' colti ed eletti spi- 
riti. II parapetto della ringhiera che da quel Casino spor- 
ge sul Corso coperto di vaghe e ricche tappezzerie soste- 
neva sei aste ? ognuna delle quali aveva all'estremità un 
gran bouquet di scelti fiori , e a cui veniva raccomandato 
un elegante padiglione che a diverse regolarissime ritorte 
seguite da verdi festoni chiudeva alla sua cima la vene- 
rata Effigie del Santo Padre. Non è pure da passare sotto 
silenzio la maestosa pompa a cui era messa tutta la parte 
esterna del palazzo Ruspoli che fiancheggia il Corso e data 
ad uso del rinomato Caffè Nuovo condotto da Vincenzo 
Ricci. Ivi una ringhiera posticcia, lunga quanto lo stesso 
palazzo, alla^ quale si aveva ingresso da tutte le finestre 
del piano ad uso di Caffè, coperta di un drappo bianco- 
giallo e divisa solo nel mezzo dalla porta d' ingresso , cui 
già è stabilmente sovrapposta ringhiera di ferro, serviva 
a non piccolo numero di spettatori che assai da presso 
contemplar potevano il trionfo della giornata. Nella parte 
inferiore e superiore della porta d' ingresso si leggevano 
questi due motti zz Iddio T° infiammi dell' amor suo : — 
Iddio T'illumini della sua sapienza: — Iddio difenda Te 
e i figli Tuoi, zz Sian tue virtudi, o PIO, splendida face — 
Sulla Chiesa di Cristo e sul tuo regno — E sempre ver- 
ran Teco amore e pace zz Sotto poi le finestre laterali 
si leggevano i seguenti motti che come i due primi sono 
dettatura del chiarissimo Francesco Spada romano zz Iddio 
faccia ogni tuo pensiere degno della sua benedizione — 
Iddio vegli alla tua felicità come tu vegli alla nostra. — 
Non sia de' nostri cuor speme o desiro — Che Ti avesse 
a costar pure un sospiro. — La luce santa di Dio disve- 
li agli occhi tuoi gli agguati di tenebrosi nemici. — Il 



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mondo potea non conoscerti -, conoscendoti non potea non 
amarti, — Il sorriso della clemenza non renda indocili i 
nostri cuori al freno della ragione. — Non è sulla terra 
felicità che si pareggi alla concordia e alla pace. — Fal- 
laci e mal concette speranze non ci rendano irrequieti 
posseditori di pace vera e invidiabile. — Più si compia- 
cerà del presente chi meno s' illuda dell' avvenire. — Sem- 
pre per noi sarà più lieto quel giorno nel quale possiamo 
darti più manifesti segni di amore. — Iddio diriga i tuoi 
passi nel sentiero di sempre nuovi trionfi. — Se avvi cuo- 
re tiepido nell' amarti , Dio lo riscaldi o lo spezzi. — Tan- 
to soave è il freno onde ne reggi , Che i tuoi voleri sol 
fien nostre leggi. — • La temperanza usi del dolce suo fre- 
no a ben dirigere in noi gì' impeti dell' amore. — Il pri- 
mo dei nostri voti sia la tua gloria , la tua prosperità , la 
tua pace. — La fiducia che in Te poniamo , nel possedi- 
mento del bene ci sia mallevadrice del meglio. — Non è 
caduco 1' amore ingenerato dalle virtù di chi s' ama. — 
Non sia da fantasmi e da sogni giammai turbato il bene 
verace di cui ci riconosciamo a Te debitori. — Felice quel 
popolo che, pari a noi, possa obbedire adorando. — Sem- 
pre per noi sarà più lieto quel giorno nel quale più ci 
conforti — La venerata e cara presenza Tua. zz 

Ma dove l' occhio era più spinto a non dipartirsi e a non 
desiderare novelle sorprese, dove il cuore veniva più tocco 
da alte emozioni , dove V intelletto e la fantasia ritrovava- 
no un pascolo insaziabile , era fra le due chiese di S. Maria 
de' Miracoli e della Madonna di Monte Santo al principio del 
Corso, perchè ivi sorgeva, già preparato in pochi giorni, 
un arco trionfale temporaneo , che quanto procura univer- 
sale gratitudine ai signori Giuseppe Tofanelli, Angelo Bru- 
netti, Luigi Paolelli, deputati a sì ardita impresa, altrettanto 



serve a dar bella e meritata fama al giovine Architetto 
sig. Felice Cicconetti, che ne compose il disegno e tutti 
ne diresse i lavori. Quest'Arco , alla cui fronte leggesi la 
seguente iscrizione — Onore e gloria a PIO IX. cui bastò 
un giorno per consolare i sudditi , maravigliare il mondo — 
benché modellato su quello di Costantino al Foro Romano, 
nuovo solo ne' rapporti e nelle decorazioni , destinato a 
chiudere ed aprire la magnifica scena trionfale a cui l' in- 
tero stradale del Corso era ridotto e ad esserne il prota- 
gonista o l'ornamento principale, ben mostra da se solo 
che il genio delle arti non è spento in Roma, ma che anzi 
ravvivato da quello di PIO IX può spingere a nuove im- 
prese la città regina del mondo. Otto colonne corintie di- 
vise in due faccie simili sostengono altrettanti Geni che 
portano lo stemma delle provincie. La cima dell' arco è 
dominata da un gruppo colossale dove primeggia il Sommo 
Pontefice che colla destra stringe la Giustizia, presso la 
quale veglia il Leone simbolo della forza , e colla sinistra 
sta per toccare il capo alla Pace, che a quel richiamo si 
scuote e sembra atteggiata a voler dominar sola il suo Re- 
gno. Vicino alla Pace posano gli emblemi del commercio , 
dell' industria , delle belle arti. "V Amnistia , V Udienza pub- 
blica , la discesa dello Spirito Santo, Gesù Cristo che dà le 
Chiavi a S. Pietro, Gesù Cristo che sana il cieco nato, il 
buon Pastore, gli stemmi del Pontefice e diverse patere e 
molti festoni, rappresentati da altrettanti bassorilievi, 
gratuitamente condotti a termine da una schiera di giovani 
Artisti valentissimi, adornano convenienti parti esterne e 
interne dell'Arco e compendiano così in pochi emblemi 
i gloriosi avvenimenti che a meraviglia di tutto il mondo 
si sono succeduti in due mesi di Pontificato. Quest'Arco fra 
breve tempo non sarà più, mentre quello da cui è tolto 



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sfida i secoli vittorioso: ma la memoria di PIO IX, come 
quella di Costantino che Dio destinò a far trionfare la Chie- 
sa, vincerà i secoli sculta nel cuore di ogni romano e in 
quello pure di ogni suddito pontifìcio. 

Ecco quanto il genio romano ha preparato per ricevere 
trionfalmente il Sommo Gerarca. Colui che figura in terra 
un DIO amoroso e potente, umile e grande. 

Già sono le dieci antimeridiane, ed ecco il nobile Corteg- 
gio che toccata la piazza di Venezia prende la via del Corso! 
Fra la fòlla immensa prostrata a terra , cui non è permesso 
altro movimento che quello delie braccia alzate, fra gli 
evviva e i singhiozzi, fra un nembo di fiori quel Corteg- 
gio lentamente s' avvanza e sporge da esso una mano che 
a tutti dispensa i doni della Grazia Celeste ...... Oh spet- 
tacolo commovente, indescrivibile, immenso!! Qui, costret- 
to dalla circostanza di dover dare al pubblico le cosìe in 
somma fretta e malamente espresse, mi fermerò e a mi- 
glior tempo potrò, lo spero, riprendere la narrazione di 
quanto sarà per accadere in sì fausto giorno. 
Di Roma 8 Settembre 1846. 

P. S. Tutta la Popolazione della Capitale del Mondo 
Cattolico era riunita al Corso; un grido solo Viva Pio IX! 
Viva il Papa! la «S. Benedizione! per tutta quella lunga 
strada al passaggio del S. Pontefice, si applaudiva > si pian- 
geva di consolazioite ; il S. Padre era commosso. Iddio ce 
lo conservi eternamente ! Nella sua Carrozza erano gli Emi- 
nentissimi Falconieri , e Ferretti. 

Sotto l'Arco vi si era posta un' arma gentilizia del 
Pontefice formata di fiori freschi a disegno. Il suo magni- 
fico Legno , in treno nobile , vi è passato sopra. (Nel ven- 
turo Ordinario daremo il seguito.) 



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Roma 9 Settembre. 



Le poche parole dettate ieri mattina su quanto av- 
venne fino alle dieci antimeridiane potranno bensì dare 
un' idea di ciò che succedeva in appresso , ma questa idea 
sarà sempre languida al confronto del vero : bisognava 
essere a Roma, bisognava vedere la meravigliosa scena 
co' proprii occhi. Le tinte patetiche di jpn Manzoni , quelle 
vivacissime ed eleganti di un Giordani non varrebbero a 
tracciare il quadro in tutta la sua realtà. <L' entusiasmo di 
un popolo, le operazioni del cuore e dello spirito si pon- 
no prima sentire che descrivere. Il trionfo di ieri aveva 
le sue meraviglie solo nel cuore degli spettatori, e queste 
meraviglie perderebbero di forza anche fra i sogni più 
belli della pittura e della poesia. Io che ebbi la fortuna 
di contemplare in luogo favorevole e distinto ? in compa- 
gnia di colti spiriti sì nazionali che stranieri, cui certo 
non sono estranee le scene più gloriose della tradizione 
e della storia , io posso ripetere con loro che il quadro 
di ieri resta unico negli annali del mondo. La storia del- 
l' uomo non ha esempi da contrapporre : bisogna cercarli 
nella storia di Dio , che solo può operare simili prodigi. 
L'ultimo Conquistatore innondò l'Europa di trionfi fra 
una selva di baionette abbagliando coi lampi del suo can- 
none. Augusto 5 Tito e Traiano trascinavano avvinte al 
carro trionfale le vittime del loro orgoglio; ma Pio IX 
Tir mitissimus super omnes homines , procedeva fra gli olivi 
di pace coli' arma del suo sorriso e della sua mano che 
benedicendo apriva una moltitudine affollata , non mai 
veduta, strappando lagrime da tutti gli occhi, sospiri da 
tutti i cuori.... Ecco il trionfo dell'amore, il trionfo del- 
le divine promesse, che non può in terra operarsi se non 
da Chi regna pacifico in Vaticano' — Chi ricorda il trion- 
fo di Pio VII ricorda pure una scena commoventissima, 
ma in pari tempo confessa che quella di ieri ha qualche 
cosa di più sorprendente. 

2 




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PIO NONO adunque toccata nelle dieci circa antime- 
ridiane la via del Corso ne avvanzava lentamente fra un 
popolo immenso , seguito e preceduto da drapelli di gio- 
vani portanti rami d } olivo e bandiere pontificie, con 
iscrizione — - Giustizia, e Pace — i quali senza ante- 
cedente intelligenza, meravigliando fra loro stessi, tut- 
ti si videro da moto spontaneo riuniti a sì grazioso 
scopo. Accennammo nello scritto di ieri i luoghi che a 
prima vista più ne colpirono 1' occhio , ma contemplando 
il Corso con più agio, percorrendolo in ispecie fin dove 
arrivava la vista allorché passava il trionfante Corteggio, 
desso presentava tale uno spettacolo da non potersi de- 
scrivere. I balconi, le ringhiere, le finestre vagamente e 
riccamente apparate non bastavano alle persone che le une 
sopra le altre si vedevano sporgere verso la strada accla- 
mando fortemente, scuotendo bianchi fazzoletti e versan- 
do canestri di fiori i più scelti. Vi fu certo punto in cui 
il continuato nembo di fiori venne vagamente interrotto 
da pioggia d'oro, la quale ahbellita dai raggi del sole 
vieppiù incantevole apparve e brillante. 

Quando il nobile Corteggio fu sotto la volta del ma- 
gnifico arco di trionfo, accrebbero le acclamazioni, ac- 
crebbe l'affollarsi della moltitudine, e la vastissina piazza 
del Popolo e il vicino còlle Pincio offrirono nuova ed 
inaspettata meraviglia. Chi volgeva 1' occhio sul Corso e a 
tutte le finestre, ai balconi, ai palchi, alle ringhiere, 
avrebbe detto che fuori di là anima vivente non si fosse 
ritrovata. Ma la piazza del Popolo un sol punto non aveva 
che da persona occupato non fosse : piena pure a tutti i 
punti era la cima del Pincio e i molti che a quella cima 
non poterono entrare arrampicati fin ne' luoghi più erti 
scuotevano, ad immitazione di tutti gli altri, bianchi faz- 
zoletti aggiugnendo così novello incanto a quel còlle per 
se stesso incantevolissimo. Intanto 1' Augusto Trionfatore 
giunto alla chiesa della Madre di Dio ne entrò devota- 
mente e compito 1' officio di sua alta pietà riprese la via 
del Corso confortando nuovamente di sua cara presenza 
un popolo ognor crescente, non mai sazio di rivederlo, 
di acclamarlo, di tributargli onori. Il ritorno fu anche 
più splendido e spettacoloso della venuta, tanto più che 
a questo presero pur parte per lungo tratto gli Eminen- 
tissimi Cardinali in gran gaja, e molti Prelati e il romano 



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Senato. A mano a mano che V adorato Sovrano s' appros- 
simava alla sua Residenza più aumentava la folla che lo 
seguiva. Restituito Egli a' suoi appartamenti, nel volger 
di pochi minuti fu piena la gran piazza del Quirinale e 
piene pur furono tutte le strade che a quella conducono. 
E un voto solo, un sol grido che tutti mandano zz la 
benedizione! — S'apre la grande finestra a cui lutti gli 
sguardi erano rivolti, e la immensa moltitudine inginoc- 
chiata , silenziosa , commossa accompagna col segno di 
croce l'atto sublimissimo del Sommo Gerarca, che ter- 
minato il breve rito si ritira ringraziando cortesemente e 
con cenni di vivissima emozione e di paterno affetto i 
suoi figli. — Dopo ciò il Corso è in preda a numerosa 
moltitudine di spettatori che colla più interessante pre- 
mura tutte ne ricercano le più minute particolarità. Indi 
comincia e dura fin presso 1' ora di notte il giro delle 
carrozze, che se non sorpassa in numero quelle che si am- 
mirano in carnevale è tale almeno da uguagliarle. La notte 
era destinata ad una luminaria che si poteva al certo pre- 
vedere qual fosse per riuscire da chi nella sera antece- 
dente aveva per moto spontaneo e inatteso vedute ornarsi 
di lumi e di fiaccole quasi tutte le strade della città, e 
quella sera non fu che la foriera di quanto doveva seguire 
in appresso! Senza andar fuori del vero, può dirsi che 
nella scorsa notte tutta Roma si vide illuminata. Le strade 
che immediatamente guidano al Corso, come le scene che 
in un teatro preparano l'azione principale, aumentavano 
a grado a grado di splendore, attraendo la moltitudine 
al vortice di luce che vaga ed abbagliante rendeva la vi- 
sta del Corso. I pali che formavano le due linee, ieri 
descritte, sostenevano luminosissime fiaccole capaci a 
conservare quasi per intero l' effetto che le incrocicchiate 
bandiere producevano di giorno. L' indicare paratamente 
tutte le abitazioni illuminate a torcie di cera sarebbe lun- 
ga impresa, come lungo sarebbe il descrivere gì' ingegnosi 
artifizi coi quali erano stati riprodotti i colori gentilizi di 
casa Mastai, e la luce che anche a notevole distanza lascia- 
va scorgere e contemplare i Ritratti innumerevoli di Sua 
Santità, (fra i quali venne specialmente notato con pa- 
role di lode quello in basso rilievo posto sopra l' ingresso 
del Caffè Nuovo, lavoro del giovine signor Camillo Pistrucci 
romano) e i bouquet e i festoni di fiori risplendenti del 



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chiarore del giorno. Era in somma un quadro cui non 
mancavano colori per sostenere la varietà, l'invenzione 
e tutte le meraviglie dell'arte, del buon gusto e dello 
sfarzo. Il popolo , cui si aggiungevano più di 70 mila 
forestieri, salutando queste belle cose, a notte inoltra- 
ta richiamato dalla tranquillità del riposo se ne dipar- 
tiva pensando a dar subito saggio di quella rispettosa e 
lodevole moderazione che le circostanze addimandano e 
a mostrare che ove sia in venerazione il proprio Sovrano 
i desiderii di Questo sono prevenuti e seguiti come altret- 
tanti comandi. 



sr 




n.± 



HEGHLI OTTO SETTEMBRE 1 84G 



DESCRITTA 

DA GIUSEPPE CHECCHETELLI 



\^/uando un principe intende a beneficare i sudditi, non 
v'ha manifestazione di gioi-a, di gratitudine che questi cre- 
dano bastevole a festeggiarlo. Ogni città del suo stato è 
un teatro di gloria, ogni voce un plauso, ogni passo un 
trionfo : tale appunto è di PIO IX che apparso come Fan- 
gelo dell' amore divino , con questo ha purificato i nostri 
cuori, ha destato la carità fraterna, benedetto la nostra fa- 
miglia. Quindi noi non siamo mai sazii dell' accorrere a 
vederlo, acclamarlo e, se fosse dato a povera creta adem- 
pire il desiderio, eternarlo. 

Era presso il dì ottavo di settembre sacro alla Natività 
della Vergine ; in cui sogliono i romani convenire nella 
chiesa di s. Maria del popolo, dove recasi il papa a fe- 
steggiarlo con solenne pompa. Da molti anni quel giorno 
già bello del nome della madre di Gesù , ricorrevaci fau- 
stissimo ricordatole di cessato male ; era il primo in cui 
PIO IX avrebbe trascorso la regione del popolo, e questo 
ne invocava 1' alba col sospiro di un purissimo affetto. 
Ciascuno narrava i beneficii del buon padre e pastore •> di 
via in via, di casa in casa, di convegno in convegno 
passa il nome di PIO come angelo della pace , pone la 
gioia in ogni animo ed esaltandola a virtù , la commuo- 
ve a novelle dimostrazioni di gratitudine. Come accoglie- 
rà il popolo l'adorato Sovrano in quel giorno? Si fa un 
domandare, un proporre, un piangere di tenerezza fram- 



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misto ad un continuo amplesso di parenti, di amici 5 final- 
mente due fra' popolani infiammati del patrio bene i sigg. 
Giuseppe Antonini ed Angelo Brunetti, rammentando le fe- 
ste delle provincie, l'amore fraterno ond' esse amano 
Roma, viva gridando la grande opera di PIO IX, a lui 
sommo autore gridano di pace il trionfo , a lui più gran- 
de d' ogni eroe - Si aggiunge un terzo il sig. Luigi Pao- 
lelli, si ripetono gli evviva \ il grido si divulga, si accre- 
sce, diviene universale. Il popolo scosso a maraviglia , 
scaldato alla virtù, lietissimo di potersele alfine curvare 
dinanzi , che ogni anima generosa s'innalza allorché si 
umilia a lei , né trovando potenza di voce valevole a tra- 
smetterle l' omaggio del cuore , decreta al sommo PIO un 
arco trionfale. E bene fu : e meglio sarebbe se questo 
monumento durasse eterno. Perciocché starebbe insegnan- 
do ai posteri in quale guisa un principe si cattivi 1' affe- 
zione dei sudditi , e forse conforterebbe l' età nostra di tal 
paragone da sopraffare 1' antica. Infatti Roma , l' Italia tut- 
ta, che rammenta negli archi innalzati a' suoi Cesari? 
Rado magnanimità di principe, spesso adulazione di se- 
nato e di popolo , sempre genti oppresse , vinte e per lo 
più non dome , alle quali fazioni se poteva plaudire un 
orgoglio nazionale, plorava l'umanità. Dominavasi allora 
colla forza, ora PIO domina colla legge amorosa del van- 
gelo , egli dal soglio ha proclamato la carità , ha vinto 
col perdono, ha trionfato coli' amore fraterno, col risve- 
gliare ne' sudditi ogni sociale virtù, e mentre la nazione 
ne acquista decoro , 1' umanità consolata gli bandisce il 
trionfo! .... Sia la sua vita una serie di queste utili , dol- 
cissime glorie ! .. 

Quel pensiero de' popolani fu meno sollecito a divul- 
garsi, che i signori promotori Giuseppe Antonini, Angelo 
Brunetti, Luigi Paolelli a mandarlo ad effetto ; bella pro- 
va di cuori pronti a nobilissime azioni! Commisero al 
giovine architetto sig. Felice decorniti il progetto e la di- 
rezione dell' opera , la quale dovendo celebrare un gran- 
de avvenimento , vollero riuscisse a dignità del subbietto 
e di Roma. Il disegno fu fatto, approvato: il tempo era 
breve all'impresa colossale, attraversavanla molte difficol- 
tà 3 ma tutto sparve dinnanzi all' operoso zelo de' promo- 
tori e all' ardire nobilissimo di una schiera di giovani e 
valorosi artisti. I quali udendo come alcuno de' vecchi 



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trepidasse innanzi alla grandezza dell'opera, accorsero a 
sostenerla colla vivacità dell'ingegno. Fu bello il vedere 
la generosa gara di gentilezza e generosità ; intenti solo 
al line di vincere qualunque difficoltà, immolarono all'a- 
more di PIO IX fatiche e amor proprio: che tutti prestan- 
do opera gratuita commisero alla sorte la divisione de'la- 
vori , e tanto fu lieto questi cui toccò scolpire una sta- 
tua che quegli che sortì un ornamento. Infatti il pittore 
Caneva padovano volontieri depose i pennelli per gettare 
in carta pesta alcuni ornamenti ; e lo scultore Angelo Bez- 
zi di Ravenna vi avrebbe gettato i bassi-rilievi , se la stret- 
tezza del tempo e le improvvise pioggie non avessero de- 
terminato i promotori a sostituirle il gesso. Né basta : ma 
quel carissimo ingegno di Alessandro Mantovani , cui vor- 
remmo fosse riconoscente la patria Ferrara eh' egli onora 
tanto colle opere , abbandonò i suoi nobili studii per as- 
sumere la direzione di quelle pitture , onde all' arco era 
mestieri^ e dalle quali poteva soltanto venirgli fatica e 
noia, ma lode nessuna. Mercè dunque a siffatta generosa 
attività il monumento è sorto, né di minore impegno era 
d'uopo nelP improvvisare nel brevissimo spazio di un mese 
un'opera di tal mole cui l'architetto divisava condurre 
in tutto rilievo ; bene apponendosi , nella terra degli ar- 
tisti e de' grandi monumenti , anche V opera di un giorno 
volere grandezza e lusso d' arte per isfuggire al disprezzo. 

L' amore di PIO IX dunque ha così elettrizzato il cuore 
degli artisti da moltiplicarne quasi le menti , e le mani : 
l'immaginare l'arco e innalzarlo è stato prova di pochi 
dì - Quanto allo stile architettonico la massima n'è an- 
tica, ed osservandola 1' architetto operò saggiamente. Per 
arrischiarsi a nuovità di massima, si vuole grande co- 
scienza d'ingegno. E qual giovane potrebbe oggi tentarla 
in una prima opera? e specialmente trattandosi di un arco 
trionfale, nel quale subbietto gli antichi stessi, maestri 
d'ogni bello, quasiché mai non deviarono da un tipo? 
Io lodo l'artista perchè si limitò come quelli a cercar 
pregio d' invenzione ne' rapporti e nelle decorazioni : ecco 
in pochi cenni com'ei riuscì a buon fine. 

L' arco che celebra la pace resa a' sudditi da PIO IX è 
d' ordine corintio a tre fornici , uno maggiore e due mi- 
nori coi loro piedritti, e due faccie simili, anteriore e 



16 

posteriore , che si figurano incrostate di marmo. (1) Quat- 
tre colonne dipinte a giallo antico, dietro cui è il con- 
tro-pilastro , decorate di base attica e capitello corintio , 
distaccatisi alquanto dal muro , sorgono da un basamen- 
to a sostenere la trabeazione , la quale corona tutto il 
corpo dell' arco. Nei pennacchi dell' archivolto del fornice 
medio che s'innalza sino quasi all'architrave, vedi due 
angeli volanti , modellati alla maraviglia dal sig. Giusep- 
pe Nucci romano, recantisi corone e rami di olivo , quasi 
per ornarne il trionfatore nel suo passaggio. Ne' fianchi 
del fornice ecco in due bassi-rilievi istoriati due grandi 
benefizi, onde egli consolò i sudditi ; l'amnistia, e l'u- 
dienza pubblica. Vedi in questa opera del sig. Angelo Bez- 
zi di Ravenna , lui seduto udire con affetto un figlio ge- 
nuflesso del popolo , cui la condizione meschina esposta 
dall'artista nel corto vestire, non sopprime la voce per 
impetrare giustizia dal padre comune. 11 quale accennan- 
dogli perchè si sollevi , dichiara abbastanza il grande prin- 
cipio sociale che al trono di un principe giusto e saggio 
va la ragione del suddito scevra d' ogni fallace distinzio- 
ne di ceto. Oh bene da questo subbietto sterile quanto al- 
l' arte , muove limpida per ingegno dell' artefice una con- 
solazione alla umanità ! Neil' altro basso-rilievo cui com- 
pose il sig. Francesco Della Longa romano, grandeggia nel , 
mezzo il pontefice, bello di dolcezza divina, avente da 
destra un angelo che sostiene una croce ov'è scritta la 
soave parola - pax - e la mano ei stende a spargerla sulle 



(1) L' arco è largo nella fronte 96 p. r. nel fianco 30 p. ed alto 90. 
Il fornice medio largo 24 p. per 48 , i fornici minori 12 p. per 28 , ossia 
la metà del fornice maggiore, la quale misura è quella pure de' piedrit- 
ti larghi 12 p. Il diametro delle colonne è di 4 p. 5/12; l'altezza di 44 p. 
il basamento 11 p. la trabeazione 9/12. 1 bassirilievi de' fianchi del forni- 
ce medio sono lunghi 20 p. per 12 9/12, gli altri fra la imposta e la tra- 
beazione hanno 13 p. 6/12 di altezza, 11 p 2/12 di lunghezza. I genii de' 
pennacchi dell' archivolto del fornice medio sono alti 16 p. gli emblemi 
sacri in quelli dei fornici minori sono scolpiti in un triangolo equilatero 
di 5 p. I festoni di fiori e frutta sono alti 3 p. per 5 6/12. Alto 25 p. è 
V attico , i genii delle Provincie 14 p; gli stemmi di PIO IX hanno 9 p. 
di diametro: il gruppo ha 23 p. di altezza. 

È d'uopo notare che il gruppo, i bassi-rilievi, tutti i genii, gli 
stemmi, i capitelli delle colonne e de' pilastri sono gettati in gesso; i 
festoni e gli emblemi ed altri ornamenti sono gettati in carta pesta. Per 
questo lavoro fatto con precisione meritano lode i signori Angelo Bezzi 
scultore e Giacomo Caneva pittore, siccome ho accennato di sopra. Per 
l'innalzamento dell'arco suddetto meritano assai lode i sigg. Giuseppe 
Cairoli , Materazzi e Tibaldi. 



17 

province, che uditane la novella e guidate da Roma ac- 
corrono a giurargli fede; mentre colla sinistra accenna 
ad un altro angelo che getta nel fiume dell'oblio tutti i 
simboli della discordia. Scorre sullo zodiaco il sole pres- 
so ad entrare nel leone, a precisare il tempo dell' avve- 
nimento solenne. Oh benedetto questo sole che illuminò 
la grandezza di PIO IX ! benedetto il suo cuore paterno 
che rannodò tutti i sudditi in una sola famiglia !... Oh ve- 
gli sempre l'angelo della pace su noi; sempre il suo ce- 
leste compagno costringa nelF oblio ogni germe di discor- 
dia ! Certo in quegli angeli il fervido ingegno dell' arte- 
fice rivelò il pensiero di PIO; nò io mi allargherò nelFen- 
comiare così geniale ispirazione. 11 Della Longa, cui vietò 
penosa malattia finire il modello , si confermò in questo 
concetto la fama di artista creatore. E ben si posero nei 
fianchi del fornice medio que' bassi-rilievi, perchè il trion- 
fatore nel passaggio si vedesse nel sommo della sua glo- 
ria, tutta posta nel beneficare i sudditi, in ciò ravvisan- 
do la giusta cagione del suo trionfo. 

Sacro 1' arco ad un pontefice, era d'uopo che gli or- 
namenti ne richiamassero pur essi a lui; perciò lodevole 
fu che il sig. Giovanni Testa romano con ogni diligenza 
adornasse di emblemi sacri i pennacchi deli' archivolto che 
decora i due fornici minori, i quali s'innalzano sino qua- 
si sotto F imposta del fornice medio. In questa , coronante 
l'intero corpo dell'arco, il sig. Bernardino Ga/wpp ro- 
mano con rara perizia d'arte, eseguiva una decorazione 
di patere e di festoni a fiori e frutta, onde l'architetto 
pensando essere nell'arco celebrata la pace, giovavasi a 
dimostrare che dov'è pace, ivi tutto si feconda ; idea già 
sviluppata nel gruppo principale. 

Tra F imposta e la trabeazione e precisamente a piom- 
bo de' fornici minori, vedi in due bassi-rilievi per ogni 
prospetto esaltato il pontefice. Nella faccia anteriore a di- 
ritta scorgi alludersi alla elezione di Lui in un bel lavoro 
del sig. Ferdinando Batelli fiorentino pensionato dall'Acc. 
I. e R. di Firenze, rappresentante la discesa del divino 
spirito nel cenacolo , cui io farei molta lode per la bel- 
lezza della difficile composizione, per l'aggruppare delle 
figure, per F aggraziato modellare, se la brevità permes- 
sami non m' incalzasse al fine. Essa però non mi tratter- 
rà dal fate elogio al sig. Giuseppe Poli veronese pensio- 



18 

nato dall' I. R. Àcc. di Venezia , il quale nell* altro bas- 
sorilievo che è da manca rappresentava G. C. nell' atto di 
consegnare le chiavi del potere a s. Pietro ; e tanto d' ar- 
te vi pose sì nel comporre che nella movenza delle figure 
e negli andamenti facili e larghi delle pieghe , da otte- 
nerne assai verità... Gli altri due posti nel prospetto po- 
steriore rappresentano , quello a destra G. C. che sana 
il cieco nato ; il senso di questa allusione è abbastanza 
chiaro di per sé perchè io me ne passi, dicendo che lo 
scultore romano sig. Fabio Provinciali vi si mostrò degnis- 
simo allievo di quel nobile ingegno eh' è il prof. Carlo 
Finelli; sia nella semplice e nuova composizione che nella 
espressione de' volti e facilità del panneggiare: l'altro, 
da manca, è il buon pastore, che riconduce all'ovile la 
pecora smarrita ; pel quale io loderò con giustizia e vo- 
lentieri il sig. Antonio Bisetti piemontese per la sapienza 
artistica onde trattò 1' argomento. Si volle con questo al- 
ludere al sommo PIO , che imitando il divin maestro, con 
voce caritatevole richiamò alla società molti uomini. E in- 
fatti esponendo il pastore che non porta in collo , ma in- 
contra la pecora che alla sua voce amorosa è accorsa fe- 
stevole, e le pone una mano sul capo, servì assai bene 
ad esprimere la pietà colla quale PIO IX ritornò molti sud- 
diti alla società. v 
Sopra la trabeazione sorge un attico, in cui a ricor- 
renza delle sotto-poste colonne stanno leggieri pilastri : in- 
nanzi questi appunto sopra le colonne stesse fanno bella 
mostra di sé otto genii , modellati con spontaneità e bel 
garbo dai sig. Scipione Ugo romano , recanti una targa , 
ove è scritto il nome delle province dello Stato , a se- 
conda della antica divisione geografica. Vedi in essi VE- 
ridania , la Felsinea , la Emilia , il Ducato d' Urbino , il 
Piceno > l'Umbria, la Sabina, la Marittima e Campagna e 
il Patrimonio di s. Pietro, accolte in un punto per festeg- 
giare con Roma quel grande che le ha riunite in un re- 
gno di pace 5 poiché fra d'esse appunto, addossato all'at- 
tico , appare lo stemma di PIO IX modellato dal sig. Giu- 
seppe Palombini romano; di cui ora tacerò perchè il suo, 
valore artistico nella parte ornativa ha levato grido di sé 
anche in lavori di più grave momento. Gli spazi che d'am- 
be le facce stanno nell' attico perpendicolari al fornice 
medio P sono riempili da due iscrizioni, da me postevi, 



19 

nelle quali molto arrei voluto, poco mi è stato concesso 
dire : nella anteriore v' ha questo motto di lode al trion- 
fatore - 

ONORE • GLORIA 

rie/, ix 

CUI • BASTÒ • VN • GIORNO 

TER • CONSOLARE • I • SVDDlTI 

MARAVIGLIARE • IL • MONDO 

Nella posteriore leggesi la storia delle sue geste (2) 

A • CELEBRARE • IL • TRIONFO • DELLA • PACE 

IL * POPOLO • ROMANO A PIO * IX • <J VESTO • ARCO • DECRETA 

PERCHÈ • VINTA • OGNI • DISCORDIA • COLLA • CLEMENZA 

VD1ENZA • PVBBLICA » VIE • FERRATE • CONCEDENDO 

SCHIVSE • VN • FONTE • DI • CIVILTÀ . DI * RICCHEZZA 

PLAVDITE • O GENTI • PIO È • NOME • DI • AMORE 

CHE • TVTTI • I * SECOLI • BENEDIRANNO 

Vili SETTEMBRE MDCCCXLVl 

Finalmente sopra 1' attico grandeggia un gruppo di tre 
figure condotto da' signori Silvestro Simonetta torinese pen- 
sionato di S. M. il re di Sardegna, Carlo de Ambrogi mi- 
lanese pensionato dall' ì. R. Acc. di Milano , lenoni Garovì 
svizzero del cantone del Ticino. Non una biga, non corsie- 
ri che portino il trionfante fra i plausi della moltitudine. 
PIO è nell' atto di compire quel!' azione , per la quale il 
suo trionfo di civiltà sopravvanza ogni gloria guerriera. 
Egli è nel mezzo vestito delle insegne pontificali e mentre 



(2) A tale iscrizione onde io era stato incaricato , l'impegno di tale 
cui non ho saputo negarlo , mi ha fatto sostituire questa del sig, Giusep- 
pe Torà» 

A . PIO . IX 

DEL CVI PRODIGIOSO PONTIFICATO 

IL SOLO XXXI GIORNO 

COLMEREBBE DI GLORIA IL PIV LVNGO REGNO 

CHE 

CON ATTO DI MAGNANIMA CLEMENZA 

SPENSE I TRISTI ODJ DI PARTE 
INALBERANDO LO STENDARDO DI PACE 

SULLA CHIESA DI CRISTO 

ROMA GRATA PLAUDENTE OSSEQVIOSA 

IL DÌ VIU SETTEMBRE MDCCCXLVl 

CONSACRAVA 

Io aveva fatto in quella di' è rimasta nell' arco un motto generico di 
lode a PIO IX; nella seconda più che altro avea curato la storia delle 
sue geste perchè chiaro fosse in poche paiole per quali azioni gli fosse 
innalzato l'arco. Io non conosceva quella che doveva sostituirsi: quindi 
non è mia colpa se delle due iscrizioni mima particolarità la ragione 
del trionfo, 



20 

contorna del destro braccio la giustizia , presso cui sta il 
leone simbolo della forza, stende dolcemente la sinistra 
sul capo della pace, che di seduta ch'ella è, volge verso 
lui il volto , e quasi infiammata all' invito di quei grande, 
è sul levarsi per porglisi al fianco; mentre affidata che 
incominci il suo regno, lascia piovere sui popoli tutti i 
suoi doni. Vedi infatti scendere dal suo lato in molti em- 
blemi la ricchezza del commercio, la consolazione delle 
arti, la attività dell'industria, l'abbondanza sui popoli. 
Sì, il sommo PIO IX ha riunito la giustizia e la pace ; ec- 
co il suo splendido trionfo ! 

Finirò di parlare dell' arco con un encomio agli autori 
del gruppo, ma sarò breve; che dov'è assai merito, po- 
che parole bastano. Quel gruppo è così degno del subbiet- 
to per la nobiltà dell'espressione, così bene composto, da 
sfidare il sapere di molti invecchiati nello studio dell'arte, 
e tutta la malignità dell'invidia: è un voto del cuore di 
quanti amano le arti e gli artisti , che quest' opera sia con- 
dotta in marmo. ^^ 

A mano a mano che l'arco sorgeva, il pubblico accor- 
rente a mirarlo , avvicendando le lodi de' promotori e degli 
artisti, mettevasi in entusiasmo. La festa de' popolani di- 
venne universale, romana. Ne andò fama per le vicine^ 
città, e molte migliaia di persone vennero di là a parte- 
ciparne. Anelavasi al giorno di ieri come ad un giorno 
di sublime tripudio : finalmente queir alba spuntò. Ora chi 
varrebbe a riferire l'emanazioni della pubblica gioia? io 
la sentii, la sento come ogni altro, ma non trovo parole 
convenienti a descriverla. Roma , già severa nella sua quie- 
te, lenta a levarsi all'entusiasmo, da poco esaltata da PIO, 
è stata pur ieri un incanto di energia, di esultanza; si 
mostrò pur ieri giovine e vigorosa. Era di buon mattino, 
e tu vedevi tutti i balconi delle case addobbarsi, quale di 
damaschi, quale di arazzi, quale di fiori, per la via che 
dovea risuonare fra poco degli evviva a PIO IX. Oh a chi 
fosse ieri entrato in Roma, spettacolo ridente festevole 
nuovo , la strada del Corso sarebbe apparsa una via trion- 
fale ! Fiancheggiavanla a dieci passi di distanza ricchi tro- 
fei fìssi in terra, che doveano nella notte brillare di luce. 
Bue bandiere bianche e gialle incrociate, sopra le quali 
era il motto: Viva PIO IX e il suo stemma, con corone di 
lauro e rami di olivo adornavano. Da ogni loggia, da ogni 



21 

fenestra , sì de' palazzi che delle case scendevano ricchi 
drappi: molti stendardi quale ornalo di oro ed argento, 
quale di stemmi genlilizii sventolavano all' aria; per ogni 
dove erano palchi addobbati di festoni di mirto .... 

Nò la via del corso soltanto era messa a festa; ma 
può ben dirsi che la via del trionfo cominciasse dal pa- 
lazzo di S. A. R. la principessa di Sassonia che con un 
variato disegno adornò di drappi a diversi colori tutta la 
parte esterna del muro della sua villa alle tre Cannelle , 
inalberandovi pur la bandiera pontifìcia: il quale muro di 
rozzo ch'esso è, foggiato così ad una ricca sala, contra- 
ponevasi mirabilmente a quello che ha dirimpetto. Quin- 
di passata la piazza de' ss. Apostoli suli' angolo della via 
di s. Romualdo, sotto un padiglione ricco d'oro e della 
divisa dei pontefice appariva lo stemma di PIO IX, sorret- 
to da Roma; e su ambidue i lati di quella contrada sten- 
devasi un ordine di aste , riunite per via d'archi di mor- 
tella, ornati di festoni bianchi e gialli; il che a maravi- 
glia disponeva alla gioia, che entrando il corso cresceva 
tanto , sinché ingigantiva. 

La loggia del casino all' arco de' Carbognani abbelliva- 
si per un disegno del giovane e valente architetto napoli- 
tano sig. Cipolla. Sopra un basamento ornato a drappi di 
damasco rossi e bianchi e gialli, guarniti di trine d' oro, 
innalzavasi quasi il prospetto di un tempio, le cui colon- 
ne coronate di mortella ad auree spire terminavano con 
un vaso di fìnti fiori. Negl'intercolunni brillavano le rose 
ed altri fiori pur fìnti , ma per la loro gaiezza da ingannare 
la verità: e per chi si festeggiasse era chiaro da un arco 
che sorgendo nel mezzo offriva a vedere il ritratto del 
pontefice dipinto dal Licata. Rimpetto ad essa pur la log- 
gia del Bertini adornavasi di arazzi , e fra due epigrafi fa- 
ceva mostra di sé 1' arme del pontefice, sotto cui era scrit- 
to — sovrano benefico — pontefice glorioso. — Proceden- 
do innanzi non noterò in quanti balconi fosse scritto con 
parole d'oro, là con fiori, qua a note di amore il nome 
dell'adorato pontefice; non dirò tutti i motti di lode, ma 
ricorderò che suli' angolo di piazza Colonna appariva sulla 
loggia de' Bersani un arazzo di freschi fiori nel cui mezzo 
brillava lo stemma de'Mastai; che più innanzi sopra una 
fascia era scritto in mezzo a' fiori evviva PIO IX e sopres- 
sa sorgevano alcuni motti — Popoli eterniamo la pace — 



22 

La giustizia e la pace in PIO IX si abbracciano sorelle; 
che la società del Casino ai palazzo Costa aveane decora- 
to la parete esterna con un bizzarro ed elegante disegno 
del pittore Mantovani. Sulla loggia fra due grandi bandie- 
re di seta contornate di oro leggevasi questa epigrafe di 
F. M. Gerardi. 

VIII SETTEMBRE MDCCCXLVI 

ROMA 

LEVATI FESTOSAMENTE G1VLIVA 
SALVTA CON PLAUSO INCESSANTE IL PONTEFICE SOMMO 

PIO IX 

E IN QUESTO GIORNO SACRO AL NASCIMENTO DI MARIA 
PORGI VOTI PER LUI CE' OGNI TVO DANNO RISTORA 

E CON MAGNANIME GESTE 
V ECO DELLA TVA FAMA RINVIGORISCE NEL MONDO 

ROMA 

DI TANTO INATTESO BENE 
A DIO RINGRAZIA 

Dalla loggia scendeva un ricchissimo drappo di dama- 
sco rosso 5 ornato d'una greca e frangia d'oro, sul quale 
a ventaglio ondeggiava un altro drappo a liste bianche e 
gialle adorno di serici e dorati cordoni : quindi stendèvan- 
si festoni di verzura e fiori freschissimi che risalendo al 
davanzale delle finestre laterali, sì a destra che a manca 
finivano in una corona : da questa altri nascendone ferma- 
vasi a' bracciuoli dorati postivi a sostenere torce di cera 
nella notte ; e con tale ordine percorrevano l' intera linea 
delle fenestre. Presso queste, andando verso il popolo, la 
loggia de' sig. Massoni fiammeggiava d' un parato di rosso 
velluto ricamato in oro e nel mezzo in un' aurea ghirlan- 
da leggevasi PIO IX. Godeva l' animo di tutti al mirare 
nella casa de' sig. Folcari sventolare due grandissimi sten- 
dardi, uno co' colori e lo stemma pontificio e il motto, 
VIVA PIO IX , 1' altro colla insegna e i colori degli Stati 
Uniti di America: il console di quella nazione mescolava 
così degnamente il suo gaudio all'esultanza comune. E 
piaceva pur leggere sopra una fascia messa a colori il 
motto che scriveavi un francese nel suo idioma vive Pie IX 
in mezzo a due tondi che ne ricordavano la elezione 
(17 Juin) e il perdono (17 Juillet.). Tralascio gli arazzi 
antichi e vaghissimi , onde magnifici si mostravano i 
palazzi de' nobili ; non conto le bandiere che ondeggia- 
vano da' balconi , che ciò sarebbe lunghissimo. Mi fer- 
mo però volentieri innanzi il caffè delle Relle arti, dove 



23 

in un bassorilievo leggo — dall' amore 1' unione — , e 
quindi al palazzo Ruspoli, dove il proprietario del caffè 
signor Vincenzo Ricci ha cangiato tutta la linea delle 
fenestre in due sontuose logge parate a bianco e giallo. 
Nel mezzo di esse in basso rilievo in gesso fra un 
serto di lauro nel cui nastro era scritto — pacis re- 
stitutor - rappresentava il ritratto del sommo pontefice : 
commoveva ii cuore tanto il mirar lui, come il leggere 
questi versi che sotto vi scrisse il eh. sig. Francesco Spada. 

Sian tue virtudi , o PIO , splendida face 
Sulla chiesa di Cristo e sul tuo regno, 
E sempre verran teco amore e pace. 

Assai epigrafi del eh. autore sottostavano alle logge de- 
scritte , né io mi passerei dal trascriverle tutte se dovessi 
servire alla bellezza loro , al cuore di chi le dettò e alla 
mia volontà. Ma essendo legge di giornale una possibile 
brevità, è d'uopo mi contenti del riportarne queste tre 
che sono un candore di passione e di lettere : 

Il mondo potea non conoscerti j 

Conoscendoti non potea non amarti — 

Se avvi cuore tiepido ilell* amarti 
Dio lo riscaldi o lo spezzi — 

Felice quel popolo che , pari a noi , 
Possa obbedire adorando. 

Sull' angolo della piazza de' Caetani sotto un ricco pa- 
diglione giallo e bianco leggevansi lateralmente alcuni versi 
del Martini - 

Or I' alba alfin di più bei di foriera 

Sovra i colli spuntò del suol romano. 
Bella terra d' Iddio t' allegra e spera. 

tu , Roma che a tanto onor ti levi 

Ch' altra terra adeguarti invan s' attenta 
Guarda da Cui novello onor ricevi. 

Evviva PIO nono leggevasi sotto il suo stemma innal- 
zato fra un parato di damaschi al caffè della Pergola ; e 
lodi a lui ripeteva con questa iscrizione sotto un ricco 
baldacchino il Nosocomio di s. Giacomo in Augusta: 

Al vero omaggio — Di filiale amore — Che a te sommo gerarca — 
In questo carissimo giorno — Il tuo popolo tributa — I fate bene fra- 
telli — Ed i giovani — Di questo nosocomio. — riverenti uniscono i 

l oro il maggior pianeta — Co' suoi raggi avviva ed allieta il creato 

— AI tuo cospetto o PIO — Fa lieto ogni volto — Esultante ogni core. 

A questa erano presso le seguenti 

A te PIO IX — Non potendo allietarsi di tua presenza — Innalzano 



24 



un grido di plauso — Dal letto gì* infermi — E il dolce pensiero — Che 
ad essi sei padre — Fa meno acerbo il dolore. 

Al magnanimo principe — Che ai lai del misero — Intento ha 1' o- 
recchio e aperto il cuore — Gl'infelici oppressi da morbo — Lunghi 
avventurosi giorni — Da Dio — Benedicendo implorano. 

Più innanzi un verrone messo a fiori freschissimi pre- 
sentava le insegne de' Ma stai, e sulla fine del corso un 
motto - viva PIO IX felicità del secolo nostro. 

Finalmente avanti V arco ai lati delle chiese sulla piaz- 
za del popolo elevavansi due palchi addobbati a festa ; e 
un palco a semicerchio sotto l'obelisco presentava mol- 
tissime iscrizioni, di cui pure adornavansi altri palchi a 
foggia di orchestre situati qua e là nella piazza. (3) E 
qui era nuovo e maraviglioso spettacolo. Fra l' arco ed 
il semicerchio ove stavano la banda civica e quella de' 
poveri, distende vasi un grande e gaio tappeto dove a fre- 
schi fiori era ricamata alla finitezza 1' arma di PIO. Nel 
verrone della locanda del sig. Meloni rilucevano quattro 
bandiere coronate di lauro , ed una ricca loggia grandeg- 
giava al di dietro la fonte di Nettuno. Ma quello che più 
faceva attoniti era il Pincio , sovra la cui cima sventola- 
va uno stendardo bianco e giallo col motto VIVA PIO IX: 
molto popolo eravi intorno 5 molto se ne affollava nel sot- 
toposto belvedere, innumerevole calca faceasi ne' ripiani 
inferiori, e la statua di Roma pur essa sosteneva molti 
figli del novello suo padre. 

Ecco in genere come 1' amore de' cittadini aveva ador- 
nato la via del trionfo. Eppure questo era nulla ; ma su 
tutte le logge, tutti i balconi, tutte le botteghe, le porte 
converse in palchi , la strada , le piazze affollavasi il 
popolo , ansioso di genuflettere al suo benefico Sovra- 
no. Vedevi un andare, un venire, un domandarsi, un 
affrettare V ora beata col desiderio del cuore . Finalmente 

(3) Noterò due di queste iscrizioni •. 

Gara di nobil desiderio — Si ridesta nella città eterna -— Dall'an- 
gelo del perdono — Letiziata. 

Deliziatevi padre nell'amore de' vostri figli — Insegneremo all' età 
futura — Come si onorino — La clemenza e la virtù. 

In un foglio che ieri vendevasi stampato erano tutte le iscrizioni de* 
palchi fatte di pubblica ragione e se ne diceva autore un sig. D. Sbrighi. 
Vi erano aggiunte quelle dell'arco e si dicevano mie tanto 1* anteriore 
che la posteriore , che io ho dichiarato già essere del sig. Giuseppe To- 
rà. Io non so chi abbia pubblicato quel foglio ; so che quando si mette 
qualunque cosa al pubblico 9 bisogna informarsi bene della verità dei 
fatti, non brigarsi del solo guadagno. 



25 

un plauso che dall' estremo al primo capo del corso si 
ripercosse annunziò che il grande momento era presso. 
Ecco innanzi apparire una bandiera bianca , su cui era il 
motto zz Juslìlia et Pax zz e molli giovani seguitarla 
innalzando rami di olivo e gridando VIVA PIO IX. e 
lutti ad echeggiar loro, tutti sorgere sui piedi, urtarsi, 
sospingersi per la via, accalcarsi sulle fenestre, sulle log- 
ge, e un ondeggiare di bianchi fazzoletti per ogni dove. 
Le madri innalzare i bambini, i padri i figli, un pian- 
gere universale di tenerezza nel mirarlo, nell' esserne be- 
nedetti. Oh sì, la sua benedizione ha posto la pace nei 
nostri cuori, la certezza di una perenne felicità. Dio spar- 
ga di gioia i suoi giorni, e la sua letizia pioverà su noi 
come rugiada vitale! Egli mosse sopra una via di giu- 
stizia e di clemenza, e ieri i suoi sudditi ne hanno spar- 
so il cammino colle lagrime della gratitudine che fecon- 
derà sempre fiori intorno il suo trono. E fiori piovvero 
dinnanzi ad ogni suo passo com' entrò nel corso: giunse 
alla piazza di Sciarra, e dalla loggia del casino si versarono 
fiori; pervenne fra gli evviva all'angolo di s. Claudio, e 
dai balconi i socii dell'altro casino esultando diedero a 
piene mani e fiori ed iscrizioni e poesie, mentre un gio- 
vane a nome della società offrivagli in una ricca cartella 
la epigrafe del Gerardi, le mie iscrizioni dell'arco trion- 
fale, e questi miei versi: A PIO IX. 

Oh benefico amor ! forse il più grande 
Fra gli attributi del fattore eterno, 
Metastasio. 
Quando ridente l* angelo 
Che t'ispirò il perdono , 
D' onde già venne , al trono 
Recollo del Signor ; 
Or, Dio sclamò, 1' immagine 
Del figlio mio si svela ; 
Ora il mortai s' inciela 
Nel regno mio d'amor! 

ha giustizia è bella allora 
Che compagna ha la pietà 
Metastasio. 
©dì , ed al ricco e al povero 
Sola ragione è il dritto ; 
Parli; e di gioie infiorasi 
La vita dell' afflitto. 
parli o ascolti, un secolo 
Fai del tuo regno o PIO ; 
Giusto o clemente principe 
Sempre somigli a Dio- 



26 

Né meno avvenne alle logge del caffè Ruspoli, che 
quindi pure scesero in copia le iscrizioni dello Spada e 
sonetti e fiori. E con questi pure gareggiò di evviva e 
di fiori il palco del eh. sig. Antonio Tosi , presso cui richia- 
mavano l' attenzione di tutti queste strofe — Come un 
Iri 1' almo Iddio — Agli afflitti te mostrò — E di pace o 
Sommo PIO — A ogni core palpitò — A quel sommo che 
v'unìo. — Date plausi, lode e onor, — Né abbia pace quel 
che PIO — Non ha sculto nel suo cor. — E il cuore di 
ciascuno echeggiava a questo sentimento che tutto rivela 
P animo dei sudditi di PIO IX. Fra questa pubblica gio- 
ia prolungata per ogni dove della via, fra gli evviva inces- 
santi del popolo commosso, giunse egli all'arco trionfale, 
vi passò, vide le sue glorie, benedisse agli artefici dell' 
opera della riconoscenza. E qui il far pressa per accorrere, 
plaudire, qui lo agitarsi de' bianchi lini, i gridi degli ev- 
viva, i musicali concenti ; fu un gaudio inenarrabile. Con- 
fondevansi gli echi della piazza con quelli del Pincio , do- 
ve pareva una sola mano innalzasse la bandiera, e scuo- 
tesse gli applausi Oh! mirando agitarsi i bianchi fazzo- 
letti da quegli ascesi sul gruppo di Roma , parevano le ban- 
diere di pace che ha spiegato questa città, e i lor plausi 
erano la voce di lei che benediceva all'autore delle sue gioie. 

Fra l'accorrente popolo, non mai sazio di acclamarlo, 
entrò finalmente PIO IX nella chiesa di Maria, addobbata 
riccamente a festa. Ivi assistè all' incruento sacrifizio , cui 
celebrò l'Eminentissimo Franzoni , circondato da quasi tutto 
il sacro Collegio de' Cardinali residenti in Roma , quindi ri- 
partì. Narrerò la storia del ritorno? sulla medesima via, 
fra i medesimi plausi di trionfo seguito da tutti gli Emi- 
nentissimi che avevano assistito alla cappella , si ridusse al 
Quirinale dove il popolo entusiasmato lo invitò a benedirlo. 
Ed egli, angelo di pace, padre festeggiato da' sudditi ap- 
parve sulla loggia rinnovando quella benedizione , che fu 
promessa di bene nel primo giorno dell' augusto suo regno. 
Oh questo duri lunghissimo ! Roma , tutto lo Stato lo im- 
plora da Dio colle lagrime della gioia e lo impetrerà; che 
Dio vuole felici gli uomini, e PIO IX spanderà sempre più 
felicità ne' suoi figli ora che gli ha beati coli' amore fraterno. 

Come fu sera, una luminaria generale avvivò la città; 
ma le vie in cui si diffuse uno splendor di cielo furono 
quella di s. Romualdo e quella del corso. Nella prima pen- 



27 

derido dagli archi di mortella lampioncini a colori in mez- 
zo a molte faci, spandevano una gradevole luce; nell'altra, 
sovra ogni trofeo una face, e dove lumi a colori, dove 
torce di cera, dove disegni a trasparente riflettendo la im- 
magine o lo stemma di PIO compivano la gioia. Ma le log- 
ge de 5 casini, e alcune altre a s. Marcello e a s. Carlo ove 
traspariva il ritratto di PIO fra vivi splendori, ricchissime 
di torce prevalevano a' più sontuosi palazzi. In quella del 
casino a' Carbognani aveavi copie di torce , in quella dell'al- 
tro oltre le torce disposte con ordine sì in essa che ne- 
gl' interspazi delle fenestre , ciascuna di queste abbellivasi 
di un ricco vaso coronato di freschi e vaghi fiori, e di due 
grandi e splendidissimi lumi a cargel. Troppo sarebbe il 
voler particolarizzare tutto che v'ebbe di nuovo; m' ap- 
pagherò del notare la loggia dell' Antonini vaghissima per 
la spessezza e lo splendore de' lumi, il primo piano del 
palazzo Raggi, le cui fenestre in ogni davanzale presenta- 
vano coronato di luci il ritratto di PIO IX con un motto 
di lode, l'angolo dei Caetani illuminalo a cera, e la casa 
sull'angolo di via della Frezza ove le logge e le fenestre 
trasparivano in un bizzarro disegno il nome di Maria e quello 
del pontefice, e finalmente la piazza del popolo. L'arco il 
cui gruppo principale a quando a quando prendeva vari 
colori dal bengala e i fabbricati, erano cinti di faci : il con- 
vento degli Agostiniani e la caserma de" carabinieri , innan- 
zi cui molti trofei colla divisa pontificia innalzavansi, erano 
illuminati di torce a cera nelle fenestre, e nelle ferrate 
d'innumerevoli luci. 

Varii concerti musicali rallegravano la moltitudine, ter- 
minando la festa l'innalzamento di un grande globo aereo- 
statico in una contrada vicina , e un inno di Cesare Bordi- 
ga (4) posto in musica dal giovane maestro Moncada ; 

CORO 

(4) Gloria eterna , eterno vanto 

Al gran padre al sommo re., 

Innalziam di pace un canto 

Al pastor che Dio ci die 
Giuriam lede al rè clemente , 

Giuriam fede ai piedi suoi; 

Brilla PIO Ira i sommi eroi 

Ogni cor beato ei le. 
Esultiam ! — nel mondo intero 

Sacra fia la sua memoria , 

Gloria eterna , eterna gloria 
Al gran padre al sommo rè. 



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(5) la banda di Termini accompagnavalo , molti coristi ese- 
guivamo alla precisione e si volle ripetuto. Alla fine una 
torma del popolo minuto levando in alto uno stendardo 
sopra cui era scritto zz fedeltà etema a PIO IX datore di 
face "zz percorreva la via del corso gridando evviva , cui 
rispondeva il plauso di tutti. Mosse quindi al Quirinale , 
dove invocando di nuovo la benedizione del Sommo Pon- 
tefice , non andò guari che questo benefico e generoso prin- 
cipe, benché Torà fosse tarda , apparve sulla loggia a com- 
piacerla... Così colla sovrana benedizione scenda su loro la 
moderazione , la pace !... E chi non giurerebbe fedeltà eter- 
na a colui che ha fatto provare ai buoni sudditi una dol- 
cissima emozione con un solo slancio del paterno suo 
cuore? 



(5) Altri cori crediamo del noto maestro C. Moroni , eseguiti sulla 
loggia del caffè Nuovo , furono applauditi a cielo. A QUALUNQUE OM- 
MISSIONE PROVVEDEREMO NEL PROSSIMO NUMERO .